Interviste e riflessioni


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Oromo protesters gather in Addis Ababa. Flickr image uploaded by user

IN ETIOPIA SI MUORE NASCOSTI DAL MONDO: INTERVISTA AD HAGOS

Dedichiamo questa prima intervista di radio4rifugiati al popolo oromo, un gruppo etnico che rappresenta il 32% della popolazione in Etiopia (24milioni di persone) e che è presente anche in Kenya.

Nelle ultime settimane ci sono state proteste a causa degli espropri che il Governo vuole fare togliendo alla gente la propria terra. Il risultato è stato un massacro.

Qui il link https://globalvoices.org/2016/01/11/mapping-the-death-of-student-protesters-in-ethiopia/

Abbiamo chiesto ad Hagos Zigta di darci un parere su questa nuova questione etiope.

Hagos vive in Italia da 10 anni e lavora come mediatore culturale nei centri di accoglienza.

Essendo lontano dalla tua patria, cosa pensi di quello che sta succedendo in Etiopia?

La situazione da una parte mi preoccupa, dall’altra mi sembra un’occasione perché tutti si siedano intorno ad un tavolo per trovare una soluzione.

Io vedo questa situazione come un’opportunità. Sono comunque estremamente dispiaciuto per quanto sta accadendo. Non c’è nessun motivo per uccidere delle persone. Tutto quello che c’è intorno rappresenta un’opportunità per mostrare quello che sta accadendo, per capire quali sono i problemi e quali le soluzioni. A mio parere la soluzione è trovare un compromesso a cui devono partecipare tutti

In quali luoghi ci sono in questo momento le manifestazioni?

In tutte le zone in cui ci sono gli Oromo, ma soprattutto intorno ad Addis Abeba, nella capitale. Il bello è che non si sa chi sta facendo cosa, questo è il bello. Gli oppositori dicono il Governo. Io penso che sia Governo che oppositori stanno usando studenti e civili per i loro scopi.

Secondo le notizie che arrivano da Addis Abeba sono morte più di 140 persone in una manifestazione pacifica. Secondo te si può a questo punto parlare di democrazia nel tuo Paese?

Noi stiamo parlando di quello che oggi veniamo a sapere, ma quanti sono spariti? Quanti sono morti? Possono essere  migliaia e nessuno lo sa. C’è abuso perché quelli che muoiono sono sempre i civili. Questi magari sono stati scoperti ma quanti sono stati massacrati senza che si venisse a sapere?

Pensi che ci sia un collegamento tra quello che sta succedendo in Etiopia e quanto sta avvenendo in Yemen, Gibuti, Egitto e quello che sta per succedere in Eritrea?

Esattamente è così. Non è un caso. Tu sai che in questi giorni ci sono discussioni tra Sudan, Egitto ed Etiopia per la costruzione di una diga. Ci sono interessi più grossi. Secondo me anche gli oppositori stanno usando strumenti sbagliati utilizzando la religione, la tribù. Questo non serve. A me non interessa da chi viene, tigrino, amaro, oromo, somalo. L’importante è che governa bene. Quindi il linguaggio, la religione. Hai visto che un mese fa hanno buttato una bomba in una moschea? Nessuno si è preso la responsabilità. Il Governo dice che sono stati gli oppositori, gli oppositori dicono che è stato il Governo, ma chi l’ha messa? Nessuno lo sa. Io penso che questa è solo una scusa che c’è sotto un grande problema di ingiustizia.

C’è un’altra cosa che penso:  sì, centra la Somalia, centra Gibuti, centra Sudan, centra Yemen. C’è qualcosa che si sta movendo. Hai visto che nessuno parla dell’Ogaden? Adesso c’è petrolio, gas. Il prossimo anno cominceranno a produrre i cinesi. La capitale sta crescendo tanto la gente sta diventando molto ricca, ma intorno, la gente comune sta diventando povera. Quindi c’è anche questo conflitto interno.

Non pensi che gli oromo si sono svegliati per chiedere i diritti che per tanti anni gli sono stati negati?

Io penso che siamo molto molto indietro, siamo tanto lontani dai diritti, se per diritti intendi libertà di parola e giustizia. C’è troppa corruzione. Chi sta al potere si vede che qualcuno si sta arricchendo troppo in fretta mentre altri rimangono troppo indietro. Quindi si vede questa differenza tra la gente. E oggi chi sta manifestando lo sta facendo perché chi vuole prendere la loro terra si arricchirà ancora di più mentre loro rimarranno poveracci. Questo è il vero problema.

Se mi parli di diritti e giustizia come li intendiamo qui in Europa, lì minimamente non c’è. Tu non puoi criticare, non puoi dire come la pensi. Se fai questo ti possono mettere in prigione o ti possono addirittura uccidere.

Cosa pensi  delle manifestazioni  che si sono svolte a sostegno degli oromo?

Penso che sia giusto…ma lo scopo qual è?

Rovesciare il governo? Lo abbiamo già fatto in passato. Ne verrà un altro. La soluzione è mettere tutti intorno a un tavolo, Governo, opposizione, chi sta qui in Europa. Dobbiamo essere onesti. Se si critica solo non si trova soluzione. Oggi stanno tutti sostenendo gli oromo. Ma prima degli oromo ci sono tanti piccoli che sono schiacciati e di cui nessuno parla. Perché gli oromo sono la maggioranza. Il vero problema è il separatismo tra le tribù. Gli oromo sono al problema e non vogliono l’unione. Il presidente è oromo. Il ministro della difesa è oromo, ma non hanno niente a che fare con la gente normale. La gente normale sia amara sia somalo sia afar sono allo stesso livello. Ma per esempio ho visto tanti oppositori usare la religione. Ma la religione non si può usare. In tutti questi anni le religioni hanno vissuto insieme in Etiopia.

Oggi usano la religione perché  vogliono innescare una guerra civile.

Adesso questo conflitto crea un’occasione per portare le discussioni dell’Etiopia sul tavolo internazionale ma non per farne altri scopi di parte. Il problema per me è questo. Devono sedersi, devono ascoltare, devono chiedere scusa per la gente che è morta. Perché questi politici, oppositori, Governo e altri, hanno ucciso i civili e devono chiedere scusa. Ma anche per i poliziotti morti bisogna chiedere scusa. Nessuno ha il diritto di uccidere. Per nessuna ragione. Non bisogna sottovalutare la situazione in Etiopia, qualcuno sta diventando troppo ricco e qualcuno sta diventando schiavo.

 

SI PUO’ FARE. PENSIERI CONNESSI

La misura del mondo

Si può smettere per un attimo di pensare che io sono. Si può smettere per un attimo di pensare che lui è.

Il mondo. Possiamo pensare per un attimo al mondo. Nel concetto “mondo” ognuno è legato come in una catena e lui vale quanto me.

I confini. Possiamo eliminare per un attimo i confini. Nel concetto mondo non ci sono confini. Il mio spazio non esiste. Esiste solo il mondo.

Le persone. Nel concetto mondo le persone sono tutte uguali. Rosso, nero, giallo e bianco sono solo ricchezza di colori non limiti e differenze e confini.

La religione. Nel mondo c’è spazio per tutti. Ogni dubbio sulla creazione ha in sé ragione d’esistere ed ogni spiegazione è legittima nel momento in cui non c’è certezza sulle risposte.

Il potere nasce dal conflitto. Il conflitto nasce dal bisogno del potere di mantenersi in piedi. Il concetto di differenza e superiorità nascono dalla necessità del potere di mantenere i conflitti per mantenere il potere stesso.

Sogno: un mondo senza confini, dove lui è uguale a me e non mi interessa il resto. Dove il potere è del mondo e nessuno ha diritto di prevalere sull’altro.

Vale

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pericolo

EMERGENZA IMMIGRAZIONE

In questi giorni di concitazione generale dovuta a uno dei tanti mondi sommersi appena scovati in Italia, in prima linea non c’è una seria riflessione sui motivi che ci hanno portati così in basso.

Non c’è una serie di interrogativi e interrogazioni a chi di competenza su come riempire quei vuoti istituzionali che hanno portato all’oligarchia nell’accoglienza.

Non c’è una ricerca seria e certosina su come possiamo ripartire il prima possibile azzerando tutto.

No.

Continuiamo a sentire parlare di emergenza immigrati (come se l’immigrazione fosse un’emergenza improvvisa e non un fenomeno ormai strutturale).

E, in fondo, forse, la maggior parte degli italiani (fomentata da una politica vile che continua a farecampagna elettorale sulla pelle delle persone) inizia a pensare che anche il problema della corruzione sia da imputare….agli immigrati!

Effettivamente non c’è niente di più facile che pensare che se non ci fossero stati gli immigrati, non ci sarebbe stato tutto il malaffare che si è creato intorno.

Continuiamo a parlare di emergenza non capendo che l’emergenza reale è quella che stanno vivendo le decine di migliaia di persone a cui non vogliamo/sappiamo dare accoglienza e non il collasso dell’accoglienza stessa a causa dei numeri.

Vediamo perché.

L’UNHCR (non io-ignorante) dice che il numero di sbarchi quest’anno è più basso di  quello del 2014. Più basso ma comunque in linea con quello che sta avvenendo da circa 25 anni a questa parte. Quindi perché in 25 anni non siamo riusciti a creare un sistema di accoglienza strutturato per questo fenomeno ormai strutturale?

Il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che fa capo al Ministero dell’Interno- Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, fino allo scorso anno accoglieva circa 5000 persone. Nonostante anni e anni e anni in cui si parla di emergenza, solo nel gennaio di quest’anno ha ampliato il numero di posti disponibili passando a circa 22 mila.

Quanti anni ci sono serviti per capire che bisognava superare la modalità accoglienza/assistenza di massa per passare ad un ampliamento della modalità accoglienza/integrazione? Quanti ne serviranno ancora per mettere a sistema un accoglienza dignitosa e volta all’integrazione?

Come si può davvero incidere sul sistema di accoglienza alzandone i livelli di qualità e di efficienza?

A mio parere bisogna partire dai tempi.

Io, sempre da ignorante, proporrei questa lista di priorità per superare l’emergenza:

– velocizzare le pratiche di accesso alla procedura di richiesta della protezione internazionale;

– velocizzare i tempi di rilascio dei documenti attestanti lo status giuridico di richiedenti asilo;

– velocizzare i procedimenti di convocazione, audizione e decisione delle Commissioni Territoriali rispetto alle richieste di protezione internazionale;

Questo ordine di priorità porterebbe a ridurre i tempi di permanenza nei centri di accoglienza collettivi (CARA-CAS) e permetterebbe un più veloce passaggio nei centri di seconda accoglienza (quali dovrebbero cominciare ad essere REALMENTE i centri SPRAR). Se il sistema riuscisse davvero a chiudere nell’arco di sei mesi la procedura di richiesta della protezione internazionale, mantenendo per soli 6 mesi i richiedenti in accoglienza nei CARA e nei CAS, dando loro in questo periodo servizi di assistenza sanitaria, legale, sociale e psicologica, di insegnamento della lingua italiana e di orientamento ai servizi e alla legalità, darebbe la possibilità alle persone accolte in Italia di acquisire tutti gli strumenti necessari a decidere del proprio percorso di vita, permetterebbe un turnover continuo e consentirebbe forse di ampliare la permanenza nei centri SPRAR per i titolari di protezione internazionale o umanitaria (attualmente calcolato in 6 mesi rinnovabili in casi eccezionali per non più di altri 6). A questo step successivo, quello della seconda accoglienza, non vogliono arrivare tutti. Molti desiderano solo raggiungere i propri parenti in altre città europee e hanno bisogno di un regolare permesso di soggiorno per partire. Molti hanno una rete sul territorio nazionale e hanno solo bisogno di un regolare permesso di soggiorno per muoversi e poter lavorare. Altri decidono di rimanere in Italia e hanno bisogno di un regolare permesso di soggiorno per poter iniziare davvero un percorso di integrazione. Insomma, la chiave di tutto, a mio modestissimo parere, sta nel consentire un rilascio rapido del permesso di soggiorno definitivo.

Anche per i ricorrenti contro la decisione negativa della Commissione Territoriale la storia non cambierebbe. La legge italiana, infatti, prevede in questi casi (a fronte di un decreto emanato da un giudice per sospendere gli effetti del decreto di espulsione che consegue il diniego) il rilascio di un permesso di soggiorno per richiesta asilo (con possibilità di svolgere attività lavorativa) di 6 mesi. Bene. Gli addetti ai lavori sanno quanto il rilascio di questo permesso di soggiorno possa diventare un’epopea e quanto questa epopea pesi sullo stato di queste persone che si scontrano con uno dei tanti ostacoli del loro progetto migratorio e non hanno gli strumenti per andare avanti. Anche in questo caso, quindi, la chiave sta nella possibilità di velocizzare le procedure.

Sempre da ignorante istituirei due tipologie di centri: centri di accoglienza per richiedenti asilo e centri per titolari di protezione internazionale o umanitaria e per ricorrenti. Periodo di accoglienza di 6 mesi nel primo caso (il tempo utile per l’analisi della domanda di protezione e per il rilascio di un permesso di soggiorno), periodo di accoglienza di un anno nel secondo caso (il tempo utile per provare a mettere in piedi un progetto di integrazione socio-economica).

Non credo di semplificare troppo esponendo queste idee. Penso, al contrario, che ci siano troppi interessi a complicare le cose.

Vale

 

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