Non c’è pace

Sono morte ancora persone, carne e ossa, tra cui tantissimi bambini, donne, anziani e giovani, nell’ennesimo naufragio avvenuto nel mare…

Le loro famiglie si stanno preoccupando e non hanno notizie dei loro cari. Li hanno visti partire con la speranza di una vita nuova, e quella speranza giace oggi sul fondo del mare insieme a quella di tanti altri…

Persone che oggi la politica europea non sa come si chiamavano, quanti erano, se erano laureati in medicina, in ingegneria o informatica, cosa sognavano prima di morire?

Voi, politici europei, che non volete trovare soluzioni, voi che avete distrutto la Somalia, voi che sostenete ancora il regime dell’Eritrea, voi che sostenete quello dell’Etiopia, voi che avete voluto di distruggere i paesi con la guerra, io vi dico che crediate o non crediate, il giorno della GIUSTIZIA risponderete sul vostro ruolo politico e la responsabilità della distruzione di molti paesi.

Dio benedica e dia pace tutto coloro morti nel mare o nella guerra. Dio aiuti quelli sopravvissuti e tutti i familiari di quella povera gente.

Sono triste che continuiamo a guardare quello che succede nel mondo.

Zakaria

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InGrandiMenti

Oggi raccontiamo la storia di Ai Weiwei. Attivista per i diritti umani, artista, designer, Uomo (nel senso di Essere Umano).

Un bandito per il suo Paese, una mente eccellente per la comunità internazionale.

Questo mix esplosivo ne fa una cassa ad alta risonanza che diffonde il suono della giustizia.

Oggi lo fa con un gesto eclatante: chiude la sua esposizione a Copenaghen per protesta contro la decisione del governo danese di confiscare i beni ai migranti per finanziare la loro stessa accoglienza.

Vorremmo, come piccolo blog, ascoltare la sua voce direttamente, stringergli la mano, toglierci il cappello al suo cospetto.

Non potendo, diffondiamo anche noi il suo gesto, cerchiamo nel nostro piccolo di chiedere a voi di divulgarlo perché questa lenta regressione dello stato “civile” sia messa sotto la lente di ingrandimento e arrivi chiara a tutti perché da tutti arrivi chiaro un NO.

Continuiamo ad essere umani…

Su di lui

Altro sulla notizia

 

Dalla Giordania invio di gente al macello. Per non dimenticare.

TO WHOM IT MAY CONCERN

jordan

Rimandare richiedenti asilo e rifugiati nella propria terra significa mandarli al massacro. Davanti a loro due strade: la morte o il carcere a vita.

Sembra, tuttavia, non tenerne conto la Giordania, che nei giorni scorsi ha rimandato 800 persone, tra richiedenti asilo e rifugiati, in Sudan.

Deportare rifugiati vìola il consueto principio di diritto internazionale di non refoulement, che vieta ai governi di mandare la gente nei luoghi in cui rischiano di essere perseguitati, torturati, o esposti a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Unica colpa dei sudanesi quella di aver protestato contro trattamenti discriminanti e le condizioni di vita in cui vivevano.

La scusa del portavoce del governo giordano è che i sudanesi in questione erano entrati nel Paese con il pretesto di cercare cure mediche, motivo per il quale sono stati rimandati tutti indietro. Questo non giustifica un’azione così palesemente disumana oltre che contraria al diritto internazionale.

Di seguito i link della stampa…

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Intervista ad Hagos sulla questione etiope

Dedichiamo questa prima intervista di radio4rifugiati al popolo oromo, un gruppo etnico che rappresenta il 32% della popolazione in Etiopia (24milioni di persone) e che è presente anche in Kenya.

Nelle ultime settimane ci sono state proteste a causa degli espropri che il Governo vuole fare togliendo alla gente la propria terra. Il risultato è stato un massacro.

Clicca qui per andare all’intervista

 

Dalla Giordania invio di gente al macello. Per non dimenticare.

jordan

Rimandare richiedenti asilo e rifugiati nella propria terra significa mandarli al massacro. Davanti a loro due strade: la morte o il carcere a vita.

Sembra, tuttavia, non tenerne conto la Giordania, che nei giorni scorsi ha rimandato 800 persone, tra richiedenti asilo e rifugiati, in Sudan.

Deportare rifugiati vìola il consueto principio di diritto internazionale di non refoulement, che vieta ai governi di mandare la gente nei luoghi in cui rischiano di essere perseguitati, torturati, o esposti a pene o trattamenti inumani o degradanti.

Unica colpa dei sudanesi quella di aver protestato contro trattamenti discriminanti e le condizioni di vita in cui vivevano.

La scusa del portavoce del governo giordano è che i sudanesi in questione erano entrati nel Paese con il pretesto di cercare cure mediche, motivo per il quale sono stati rimandati tutti indietro. Questo non giustifica un’azione così palesemente disumana oltre che contraria al diritto internazionale.

Di seguito i link della stampa internazionale.

America-Al jazeera: La Giordania deporta 800 rifugiati dopo le proteste

The guardian: Rifugiati sudanesi forzatamente deportati dalla Giordania temono l’arresto e la tortura

Human Rights Watch: Giordania: deportati richiedenti asilo sudanesi

 

 

Non essere invisibile

Alex Assali, scappato in Siria e poi in fuga dall’ISIL in Libia. Una persona straordinaria da conoscere. Non importa se rifugiato, immigrato o qualsiasi altra cosa … ogni persona ha una ricchezza e una capacità, può contribuire e dare sempre qualcosa. Essere insieme e aiutare chi ha bisogno.. questo è quello che conta. Sentire chi ha voglia di essere ascoltato ed essere visto, non essere invisibile.

Storia di Alex

 

Il buco nero della democrazia

A distanza di 5 anni da quando la c.d. Primavera dei Gelsomini ha portato in Tunisia l’odore della democrazia, il Paese si ritrova ancora a chiedere libertà.

La storia ci insegna che mafia, estremismi e poteri forti si inseriscono nelle crepe della società,  portando ordine apparente e sicurezza.

Non è un caso che nei Paesi dell’Africa in cui la dittatura è stata cacciata, la maggior parte dei cittadini si ritrova a rimpiangerla. Perchè la democrazia porta una parvenza di potere riconquistato, ma i veri depositari di questo potere presto vengono allo scoperto come i burattinai che hanno guidato le rivoluzioni e che volevano solo sostituirsi al dittatore, senza la minima volontà di rimettere realmente nelle mani del popolo la sovranità.

Così il corno d’Africa, così il Mghreb, così il mondo.

E oggi la Tunisia torna a chiedere la libertà. E al grido hurriyah capiamo che le dittature sono tante e si annidano anche nel buco nero della democrazia.

Vale

Situazione in Tunisia