Cittadini del mondo. Contro ogni interesse. Contro ogni speculazione.


VKhanoglio che ogni londinese abbia le possibilità che questa città ha dato a me e alla mia famiglia” 

Grazie per aver reso l’impossibile possibile

Queste parole mi hanno fatto riflettere, tanto quanto lo stupore per i volti “diversi” che ricoprono ruoli apicali nella società. La mia anima ci vede qualcosa di stridente in tutto questo stupore e qualcosa di immensamente lungimirante nelle parole di Sadiq Khan.

Da un lato, infatti, mi interrogo spesso su quanto possa essere paradossale che ancora oggi una donna, un nero, un musulmano che arrivano a ricoprire ruoli apicali sembrino per noi dei super eroi arrivati da Marte che hanno conquistato il potere con la bacchetta magica. A ben vedere tanto Sadik Khan quanto Obama, la Johnson-Sirleaf o Isabel Allende, sono PERSONE, comuni mortali, che per anni si sono impegnati, hanno studiato, hanno scalato la montagna e sono arrivati alla vetta. E allora lo stupore mi lascia una sensazione amarissima dentro che sa tanto di ingiustizia, di consapevolezza di ingiustizia. E’ come se tutte le diseguaglianze del mondo prendessero forma in quello stupore rendendolo visibile, insopportabile. Perché è vero, perché oggi se non sei nato dalla parte giusta del mondo (per territorio, sesso, orientamento sessuale, prestanza fisica, religione e blablabla) devi fare il triplo degli sforzi per scalare la montagna, rispetto a quelli che deve fare la gente che la società ha decretato essere “normale”.

Dall’altro lato le parole di Sadiq Khan creano uno squarcio enorme nel mio cielo di disillusione. Sono profondamente convinta del fatto che quello che diamo ci ritorna in dietro in misura doppia. Mi sento insensatamente fiera nel sentire quell’uomo proferire quelle parole, perché è come se confermassero quello che quotidianamente professo (presunzione all’ennesima potenza). Garantire parità di accesso alle possibilità, senza distinzione di alcun genere, permetterebbe davvero di sperimentare un nuovo modo di vivere il mondo. Libertà di circolazione e libertà di essere non sono solo principi morali ma costituiscono il medicinale salva-vita per questa società malata.

E poi l’interrogativo più spaventoso: che interessi ci sono dietro alla chiara volontà di non curare questa società?

Valentina

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Informazioni su radio4rifugiati

R4R, è stata fondata nel 2011 dal giornalista somalo, videomaker e documentarista ZAKARIA MOHAMED ALI. Nato e cresciuto a Mogadiscio, vive in Italia. Dopo aver attraversato il deserto e il mare, sbarca a Lampedusa il 13 agosto 2008, dopo 10 giorni viene trasferito a Roma in un centro di accoglienza, dove comincia la sua vita, andando a scuola e imparando la lingua italiana (la chiave del suo futuro). Dal 2011, durante la c.d. “Emergenza Nord Africa”, Zakaria comincia a lavorare come operatore sociale in un centro di accoglienza, lavoro che svolge ancora oggi. Nell’estate del 2012 torna a Lampedusa da uomo libero, grazie all’archivio delle memorie migranti AMM, Zakaria partecipa come membro della giuria del lampedusa film festival e durante la permanenza sull’isola racconta attraverso il cortometraggio To whom it may concern (Sezione video), la sua permanenza nel CIE di Lampedusa e la ricerca delle memorie perdute. “Da quando sono arrivato in Italia ho visto che c’era un sacco di discriminazione nei nostri confronti, soprattutto da parte dei media. Incontravo un sacco di giornalisti che mi facevano sempre le stesse domande, trattandomi come il problema del giorno e non come una risorsa da conoscere. Ancora oggi dopo 8 anni mi fanno le stesse domande e mi contattano solo quando ci sono disastri o morti del mare. E’ triste, Sono pochi quelli interessati a conoscerci e a capire chi siamo e perchè siamo qui, sono pochi quelli che vogliono sapere cosa abbiamo vissuto prima di arrivare qui, chi ci aspetta nei nostri paesi. Alla fine neanche uno ci domanda cosa sognamo visto che siamo in un paese “democratico e libero”.” Questo spazio nasce per dare spazio alle Storie e offre la possibilità di parlare di se stessi e trasmettere la nostra realtà. R4R: Radio for Rifugees, non è solo una radio per i rifugiati, ma anche per gli Italiani che ci lavorano e quelli interessati a conoscere la realtà, R4R sarà una piattaforma che offre racconti, testimonianze, ma anche punti di vista e proposte. R4R vuole essere un ponte tra i rifugiati che vivono in Italia e tutti gli altri. Radio4rifugiati nasce nel 2011 in un centro di accoglienza, come necessità di creare uno spazio dove i richiedenti protezione internazionale e rifugiati possano avere una voce che superi le mura dei centri e la diffidenza di chi sta fuori. Se è vero che la paura nasce dalla mancanza di conoscenza, R4R vuole superare le paure e gli stereotipi approfondendo i vari contesti culturali, artistici, politici, musicali, gastronomici, ecc, per creare conoscenza, incontri e per abbracciare la diversità come ricchezza. Radio for Rifugiati, non riceve alcun finanziamento da parte delle autorità governative e locali. Questo significa che siamo completamente liberi di rappresentare le nostre opinioni. Se vuoi contribuire con racconti, testimonianze, video e audio saremo lieti di pubblicare i vostri commenti e contenuti. Puoi donare anche tu qualcosa a radio4rifugiati per continuare a lavorare e portare avanti la nostra iniziativa. mrzaka@hotmail.com
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