Cittadini del mondo. Contro ogni interesse. Contro ogni speculazione.

VKhanoglio che ogni londinese abbia le possibilità che questa città ha dato a me e alla mia famiglia” 

Grazie per aver reso l’impossibile possibile

Queste parole mi hanno fatto riflettere, tanto quanto lo stupore per i volti “diversi” che ricoprono ruoli apicali nella società. La mia anima ci vede qualcosa di stridente in tutto questo stupore e qualcosa di immensamente lungimirante nelle parole di Sadiq Khan.

Da un lato, infatti, mi interrogo spesso su quanto possa essere paradossale che ancora oggi una donna, un nero, un musulmano che arrivano a ricoprire ruoli apicali sembrino per noi dei super eroi arrivati da Marte che hanno conquistato il potere con la bacchetta magica. A ben vedere tanto Sadik Khan quanto Obama, la Johnson-Sirleaf o Isabel Allende, sono PERSONE, comuni mortali, che per anni si sono impegnati, hanno studiato, hanno scalato la montagna e sono arrivati alla vetta. E allora lo stupore mi lascia una sensazione amarissima dentro che sa tanto di ingiustizia, di consapevolezza di ingiustizia. E’ come se tutte le diseguaglianze del mondo prendessero forma in quello stupore rendendolo visibile, insopportabile. Perché è vero, perché oggi se non sei nato dalla parte giusta del mondo (per territorio, sesso, orientamento sessuale, prestanza fisica, religione e blablabla) devi fare il triplo degli sforzi per scalare la montagna, rispetto a quelli che deve fare la gente che la società ha decretato essere “normale”.

Dall’altro lato le parole di Sadiq Khan creano uno squarcio enorme nel mio cielo di disillusione. Sono profondamente convinta del fatto che quello che diamo ci ritorna in dietro in misura doppia. Mi sento insensatamente fiera nel sentire quell’uomo proferire quelle parole, perché è come se confermassero quello che quotidianamente professo (presunzione all’ennesima potenza). Garantire parità di accesso alle possibilità, senza distinzione di alcun genere, permetterebbe davvero di sperimentare un nuovo modo di vivere il mondo. Libertà di circolazione e libertà di essere non sono solo principi morali ma costituiscono il medicinale salva-vita per questa società malata.

E poi l’interrogativo più spaventoso: che interessi ci sono dietro alla chiara volontà di non curare questa società?

Valentina

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Aar Maanta: dedicata alle vittime della politica europea

Qumareesta canzone è dedicata alle persone morte in mare. Qualcuno si ricorda dell’ennesimo naufragio avvenuto nel mare? Si è parlato il 19, 20 e 21 aprile poi sono diventati tra i numeri dispersi in mare. Nessun appello né intervento umanitario soprattutto a livello internazionale. Gli aiuti sono relegati ai volontari che dedicano il loro contribuito per fare qualcosa e aiutare il prossimo, ma non è abbastanza. E’ solo un tamponare continuamente l’emergenza.

Vorrei condividere con voi questa canzone d’appello dedicata alle vittime del mare, alle vittime dell’assenza di una politica seria sull’immigrazione. La canzone è senza musica, si sente solo la voce è questa dice molto… Creata dal poeta somalo Aadan Musse Haybe, la voce di Aar Maanta. Per coloro che non parlano il somalo, la canzone dice tutto, racconta il viaggio, racconta la situazione di quei giovani che sono in carcere, racconta il disastro che incontrano ogni giorno nel deserto, quelli che hanno perso la strada e sono morti di sete. La canzone chiede “Quante famiglie, quante mamme hanno perso i loro figli?” Quante famiglie non hanno più notizie dei loro cari? Quante mamme oggi non riescono più a dormire?” Troppe domande…risposte scomode.

Una giornata come oggi, primo maggio, in cui quasi tutto il mondo sta festeggiando,

mentre migliaia di persone, donne, bambini, giovani e anziani sono sotto torture, sotto la guerra, in carcere, in viaggio verso il deserto o il mare.

Facciamo i nostri auguri e dedichiamo le nostre preghiere alle persone morte in mare e a quelle che stanno per intraprendere la strada verso l’Europa.
Ecco a voi. Condividete questo messaggio.

Zakaria