Segnaliamo il seguente manifesto che pone all’attenzione del Governo italiano quanto sta succedendo da settimane in Etiopia nel disinteresse generale!


Al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi

Al Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Emilio Dalmonte

Al Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni

Al Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini

Manifesto Democratico del Popolo Etiope Oppresso

Roma, 13 Gennaio 2016

Noi, i rifugiati politici etiopi che vivono in Italia, con questo documento facciamo appello alla sua autorità, al suo giudizio, alla sua coscienza per impedire che il sanguinario regime totalitario e dittatoriale della minoranza Tigre in Etiopia perseveri nella sua feroce barbarie. Per porre fine agli omicidi di massa, i delitti politici, le torture, la pulizia etnica, la plateale apartheid, le repressioni di stampo nazista, le persecuzioni politiche, l’appropriazione istigata dal governo delle scarse risorse del Paese. Questo regime assetato di sangue, responsabile del deposito di miliardi di dollari presso banche straniere, ha privato la popolazione della propria libertà e dei propri beni, causando fame, carestie e la morte di decine di milioni di connazionali etiopi non appartenenti alla minoranza Tigre. Gli odiati membri del regime di minoranza Tigre non rappresentano alcuno al di fuori di se stessi. In particolare poniamo alla sua attenzione la massiccia deportazione di stampo stalinista di oltre otto milioni di persone appartenenti al popolo Oromo. Persone amanti della pace, non violente, compassionevoli e laboriose sradicate dalle terre che tradizionalmente hanno abitato, che hanno ereditato da antenati eroici, che hanno onorato nei secoli. Terre, queste, vendute a poteri stranieri comunisti e fondamentalisti. Il regime di minoranza Tigre è composto da poco più di due milioni di abitanti di cittadinanza Tigre nella parte nord-occidentale dell’Etiopia, Paese formato da oltre settanta nazioni e nazionalità, che conta un totale di oltre un centinaio di milioni di abitanti, laddove solo il popolo Oromo ne conta oltre 40 milioni in tutto il Paese. Supportata, con l’invio di armi e denaro, da alcune potenze sia occidentali che orientali, la minoranza Tigre ha avviato in Etiopia la sua espansione. Questo accaparramento illegale su larga scala delle terre richiede seriamente la sua attenzione. La vittima, senza dubbio, è il popolo Oromo. Con il sostegno di Dio, grazie al proprio lavoro e alla lotta per la sopravvivenza, gli Oromo, per più di 3000 anni, hanno avuto terre fertili, con i cui prodotti hanno sostenuto il resto della nazione, facendo tesoro delle proprie abilità e della propria esperienza in agricoltura. La popolazione rurale etiope è costituita, infatti, in gran parte dai contadini Oromo, piccoli proprietari terrieri coraggiosi e dinamici – l’orgoglio dell’Etiopia – un corpo attivo di cittadini africani indipendenti e liberi. Con il piano di espansione della minoranza Tigre, gli Oromo, privati delle terre, non sono più riusciti a mantenersi, né hanno potuto reinventarsi, ad esempio, come operai, non esistendo industrie. Di fatto, invece, si sono trasformati nella più prostrata tra tutte le classi sociali, in proletariato agricolo o si sono ridotti all’indigenza. L’inclinazione agricola Oromo, oggi, non trova in Etiopia alcuna forma di sostegno. Lo sfruttamento del popolo Oromo, l’oppressione, la deportazione, lo sradicamento dalle sue terre sono avvenuti nel corso dei secoli. Quello della minoranza Tigre non è stato un singolo atto violento, è un barbarico piano organizzato. Altro fattore che richiede seriamente la sua attenzione è il piano d’azione politico razzista Tigre, la strategia che sta mettendo in atto per mettere l’uno contro l’altro cristiani e musulmani, con l’intento manifesto di dare origine ad una guerra di religione in Etiopia. Il regime Tigre si è reso colpevole di incendi dolosi a danno di edifici religiosi, chiese e moschee per seminare un clima di ostilità: quando e se questo accade, il conflitto e la guerra civile fra le numerose nazionalità che compongono il Paese diventano rischi concreti. In questo caso non è difficile immaginare che, a confronto, la tragedia rwandese sarebbe un pic-nic della domenica. L’obiettivo di questo manifesto è informare sull’urgenza di intraprendere azioni appropriate e tempestive da parte della comunità internazionale, per fermare questa situazione. La tempestività è essenziale. Suggeriamo che, dato un periodo transitorio per gli accordi, mediante un’operazione di controllo di Nazioni Unite e Comunità europea, esattamente come con la missione UNOMSA in Sud-Africa, si arrivi ad elezioni libere e giuste, per porre termine al regime razzista di minoranza Tigre e costruire un progresso economico democratico e pacifico per il Il popolo etiope, sottoposto per troppo tempo dal regime di minoranza Tigre ad oppressioni, stermini, deportazioni massicce, violazioni della libertà e dei diritti umani, può legittimamente adottare le misure necessarie in uno sforzo comune per eliminare questo governo razzista dal panorama politico etiope. Le nostre richieste sono le seguenti: 1. La nazione etiope e le varie nazionalità che la compongono sono unite in uno sforzo comune per rovesciare il regime di minoranza Tigre e costruire un sistema pacifico, democratico ed orientato al progresso, dove la legalità, la giustizia, la democrazia e il rispetto dei diritti umani siano rispettati tramite elezioni libere e giuste. Esortiamo la comunità internazionale a sostenere questo programma; 2. La nazione etiope è pronta ad accettare la riconciliazione e perdonare, ma non a dimenticare il genocidio, i crimini di guerra ei crimini contro l’umanità perpetrati dal regime Tigre finché non verranno accettate elezioni libere ed eque, entro un lasso di tempo adeguato; 3. Noi, il popolo etiope, sollecitiamo la comunità internazionale ad essere ferma nel sostenere la grande maggioranza del popolo etiope contro lo il terrorismo di stato, l’oppressione e il genocidio commessi dal regime di minoranza Tigre, spianando così il terreno alla libertà ed alle elezioni prima che sia troppo tardi. Lasciate che prevalga la libertà.

La Comunità Oromo in Italia Fratello Aga Yussut, Presidente

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Informazioni su radio4rifugiati

R4R, è stata fondata nel 2011 dal giornalista somalo, videomaker e documentarista ZAKARIA MOHAMED ALI. Nato e cresciuto a Mogadiscio, vive in Italia. Dopo aver attraversato il deserto e il mare, sbarca a Lampedusa il 13 agosto 2008, dopo 10 giorni viene trasferito a Roma in un centro di accoglienza, dove comincia la sua vita, andando a scuola e imparando la lingua italiana (la chiave del suo futuro). Dal 2011, durante la c.d. “Emergenza Nord Africa”, Zakaria comincia a lavorare come operatore sociale in un centro di accoglienza, lavoro che svolge ancora oggi. Nell’estate del 2012 torna a Lampedusa da uomo libero, grazie all’archivio delle memorie migranti AMM, Zakaria partecipa come membro della giuria del lampedusa film festival e durante la permanenza sull’isola racconta attraverso il cortometraggio To whom it may concern (Sezione video), la sua permanenza nel CIE di Lampedusa e la ricerca delle memorie perdute. “Da quando sono arrivato in Italia ho visto che c’era un sacco di discriminazione nei nostri confronti, soprattutto da parte dei media. Incontravo un sacco di giornalisti che mi facevano sempre le stesse domande, trattandomi come il problema del giorno e non come una risorsa da conoscere. Ancora oggi dopo 8 anni mi fanno le stesse domande e mi contattano solo quando ci sono disastri o morti del mare. E’ triste, Sono pochi quelli interessati a conoscerci e a capire chi siamo e perchè siamo qui, sono pochi quelli che vogliono sapere cosa abbiamo vissuto prima di arrivare qui, chi ci aspetta nei nostri paesi. Alla fine neanche uno ci domanda cosa sognamo visto che siamo in un paese “democratico e libero”.” Questo spazio nasce per dare spazio alle Storie e offre la possibilità di parlare di se stessi e trasmettere la nostra realtà. R4R: Radio for Rifugees, non è solo una radio per i rifugiati, ma anche per gli Italiani che ci lavorano e quelli interessati a conoscere la realtà, R4R sarà una piattaforma che offre racconti, testimonianze, ma anche punti di vista e proposte. R4R vuole essere un ponte tra i rifugiati che vivono in Italia e tutti gli altri. Radio4rifugiati nasce nel 2011 in un centro di accoglienza, come necessità di creare uno spazio dove i richiedenti protezione internazionale e rifugiati possano avere una voce che superi le mura dei centri e la diffidenza di chi sta fuori. Se è vero che la paura nasce dalla mancanza di conoscenza, R4R vuole superare le paure e gli stereotipi approfondendo i vari contesti culturali, artistici, politici, musicali, gastronomici, ecc, per creare conoscenza, incontri e per abbracciare la diversità come ricchezza. Radio for Rifugiati, non riceve alcun finanziamento da parte delle autorità governative e locali. Questo significa che siamo completamente liberi di rappresentare le nostre opinioni. Se vuoi contribuire con racconti, testimonianze, video e audio saremo lieti di pubblicare i vostri commenti e contenuti. Puoi donare anche tu qualcosa a radio4rifugiati per continuare a lavorare e portare avanti la nostra iniziativa. mrzaka@hotmail.com
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