Ad un mese dall’attentato di Mogadiscio del 14 ottobre 2017, come è la situazione nella capitale somala?

Ad un mese dall’attentato di Mogadiscio del 14 ottobre 2017, come è la situazione nella capitale somala?
Sabato 14 ottobre 2017: questa immagine/filmato mostra qualche minuto prima dell’attentato, un disastro catastrofico che ha causato la morte di oltre 410 persone e altre centinaia di feriti. Tutti questi veicoli e la vita delle persone civili che stavano circondando intorno all’incrocio Zoobe di Mogadiscio prima dell’esplosione.
 zobe qaraxa ka hor
Guardate le foto, possiamo solo immaginare…

La macchina della solidarietà è in moto in tutto il mondo tra i somali. Molti dei feriti stanno ancora lottando per curarsi fuori e dentro il paese.

La comunità somala a Roma, continua a incontrarsi ogni sabato pomeriggio dal 21 ottobre e per i prossimi giorni si è deciso di concludere la raccolta fondi e spedire al Paese il ricavato che servirà soprattutto per investimenti in strumenti ospedalieri che possano essere salva vita, oltre che per inviare aiuti necessari e capire cosa manca e in che modo si può affrontare questa tragedia.

La comunità somala si è unita intorno a questo orrore, dopo aver sofferto oltre 25 anni per tutti i problemi di violenza, politica, guerre civili, rifiuti tossici ed emigrazione.

L’esplosione all’incrocio di Zoobe è stato un colpo duro per il paese e per i tutti i somali fuori e non. Molti dei soldi raccolti dalla comunità somala servirà a fornire aiuto ai loro fratelli. Sono stati i giovani soprattutto ad organizzare questi eventi di aiuto e soccorso. Giovani Somali in evoluzione. Questi giovani lavoravano giorno e notte per aiutare le persone colpite, come quelle che hanno perso i loro cari, per aiutarli a sopravvivere e superare questo dramma.

Il presidente somalo Mohamed Abdullahi Farmajo e il Primo Ministro si sono complimentati per il ruolo di Gurmad Youth (Aiuto dai Giovani), perché i giovani hanno avuto un ruolo indispensabile, dopo l’attentato del 14 ottobre, per il sostegno delle vittime e delle loro famigliare.

Un mese dopo, molti stanno cercando di ricostruire le proprie vite e certo non è facile, ma per poter andare avanti è necessario riprendere la situazione in mano e tornare alla normalità.

Per le vittime del disastro del 14 ottobre e tutte le vittime morte in Somalia dal 1991 ad oggi, il popolo ha bisogno di vivere in pace etuttavia ci sono troppe cose da fare a livello sociale e politico.

Noi somali abbiamo bisogno di una vera riconciliazione e una politica onesta che si impegni a salvare il Paese e il suo popolo.

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Come siamo arrivati all’attentato di Mogadiscio del 14/10/2017 e quali sono I problemi fondamentali per la Somalia?

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L’instabilità politica:

Storicamente la Somalia è sempre stata un importante snodo commerciale e per questo oggetto di controllo da parte di altri Paesi. Di seguito le tappe politiche più importanti che per un somalo come me hanno segnato la storia, il presente e la speranza di un futuro.

26 giugno 1960: indipendenza dal Regno Unito, 1 luglio 1960: indipendenza dall’Italia, 20 settembre 1961: ingresso nell’ONU.

Dopo l’indipendenza somala il primo presidente della Somalia è stato Aden Abdulla Osman (noto come Aadan Cadde) dal 01/07/1960 al 10/06/1967.

Dal 10/06/1967 al 15/10/1969 Abdirashid Ali Sharmarke, è stato il secondo presidente della Somalia e fu assassinato.

Mukhtar Mohamed Hussein divenne presidente della Somalia per una settimana dal 15 al 21 ottobre.

Il 21 ottobre 1969, durante quello che possiamo definire un giorno nero per il popolo somalo, quando il generale Mohamed Siad Barre, comandante in capo all’Esercito Somalo, prese il potere con un colpo di Stato, venne proclamata la Repubblica Democratica Somala e formato il Partito Rivoluzionario Socialista Somalo.

Molti Somali hanno raccontato che fino al 26 gennaio 1991 il dittatore Siad Barre, in ben 22 anni di dittatura, ha portato e creato molto dolore e odio tra i somali. Dopo la sua caduta cade anche la Somalia. Perché? Non si è pensato a chi poteva sostituire Siad Barre? Il Popolo si è risvegliato libero dalla dittatura, ma in preda alla confusione, alle divisioni, alla corruzione.

Dopo la dittatura, nel 1991, mio nonno mi disse: “Ora si può salvare la Somalia ma hanno voluto lasciarci cosi da soli speriamo bene” Fino al 2004 i “signori della guerra” si sono divisi la Somalia, hanno acuito le spaccature tra i clan. Quello era il periodo in cui si poteva salvare la Somalia veramente. Il fallimento che ne è seguito è stato il fallimento dell’ONU sulla missione di pace per la Somalia. O meglio qualcuno l’ha voluto il fallimento. Mentre nella missione dell’ONU cercavano di arrestare il leader più ricercato in Somalia, General Aidid, questi era nascosto dentro un carrarmato dell’esercito nella missione Unisom.

Se ripenso alle parole di mio nonno, mi convinco che abbiamo imparato molto in questi ben 25 anni di confusione, guerra civile, attentati da parte di assassini senza cuore.

Dal 2004 al 2006 c’è stato il governo di Abdullahi Yusuf Ahmed, che in realtà era un governo transitorio e il presidente Yusuf aveva a che fare con i signori della guerra e le corti islamiche, con il conseguente massacro tra le parti, con l’appoggio dei militari Etiopia.

Era il periodo più brutto nella mia vita a Mogadiscio. Non potevo camminare liberamente, avevo lasciato la mia casa, poco sicura, e sono andato da mia nonna, nella zona Scuola di Polizia, vicino alle porte di Mogadiscio. Quella doveva essere una zona protetta ma anche lì sono arrivati i bombardamenti da parte del gruppo terroristico Al-shabaab. https://it.wikipedia.org/wiki/Al-Shabaab

Al-shabaab, come parola e significato, ha origine araba e significa giovani. Nasce nel 2006 come movimento giovanile all’interno dell’Unione delle Corti Islamiche, dopo la sconfitta dell’unione. A dicembre 2006 Al-shabaab emerse come gruppo autonomo e si risolve a più ampi strati della società. Assumendo responsabilità e autorità organizzativa più complessa e perdendo l’identità originaria di organizzazione eminentemente giovanile. Il nucleo originario di Al-shabaab è costituito da veterani dell’Unione delle Corti Islamiche che avevano combattuto e sconfitto nella battaglia storica di Mogadiscio contro i famosi warlorders (i signori della guerra).

https://en.wikipedia.org/wiki/Factions_in_the_Somali_Civil_War

Per fortuna siamo sopravvissuti ma non c’era alcuna speranza per i giovani, soprattutto per un ragazzino che sognava di diventare giornalista libero in una città nella quale la libertà era un lusso. Non potendo più recarmi a scuola era così faticoso e difficile continuare a formarmi. Nel 2007 sono arrivate le minacce e poi l’uccisione di molti giornalisti e così decisi che la mia speranza non poteva essere coltivata in Somalia. Il 02 dicembre del 2007 sono andato via. Ancora tremo per i rischi che ho corso in quel giorno per poter arrivare all’aeroporto di Mogadiscio.

Dal 2007 in poi non ho messo più piede nella mia città. A volte con google maps ripercorro le strade dove sono cresciuto e dai racconti delle televisioni somale o dalle foto di famiglia cerco di mantenere vivo il ricordo. È una sensazione lacerante: so di voler tornare a Mogadiscio e lo farò, fosse anche l’ultima cosa che faccio in questa vita.

La carestia:

Nel luglio 2011 c’è stata una grave carestia che ha colpito la Somalia. Era la peggiore carestia in 60 anni e nel 2017 si è ripresentata. Gente per strada, con il suo nuovo governo eletto l’8 febbraio, una nuova opportunità per poter aiutarci a vicenda. Il popolo somalo, fuori dal paese e non, sembrava tutto unito. Tutti speravamo in una ricostruzione del Paese, senza più conflitti né carestia. Molti hanno deciso di tornare per ricostruirsi proprio la casa, per poter servire il proprio il Paese e penso che sia la cosa più giusta al mondo servire il Paese e costruirsi propria casa.

La pirateria:

Il Prof Abdi Ismail Samatar, che insegna all’università del Minnesota, scrisse su al Jazeera “La Somalia è l’unico paese in cui la pirateria non esisteva quando aveva un Governo” Pertanto lo scrittore vede nell’assenza dello Stato il fattore più critico che ha permesso alla pirateria di crescere nelle acque somale.

La Pesca Eccessiva e Illegale Nelle acque Somale:

Certamente, la pesca illegale nelle acque somale si è rivelato un affare molto grande, in un momento in cui la pesca in tutto il mondo si è gravemente impoverita a causa della pesca eccessiva da parte delle flotte straniere. Le acque somale sono ancora fertili di pesce come tonno, sardine, sgombri, aragoste e squali. E la questione dei pirati somali una volta era una fissazione da parte dei mass media soprattutto occidentali, mentre le altre questioni più importanti del Paese sono state ignorate fortemente.

Per ulteriore approfondimento sulla pesca illegale potete andare sui seguenti link: https://www.youtube.com/watch?v=NYyNb7Yvxv8  http://profumodimare.forumfree.it/?t=57470838

Dal 2011 ad oggi ogni nave ha una nuova licenza da Puntland, da Somaliland, dal governo Somalo o da qualcun altro per 15, 20 anni di permesso e soprattutto usano le reti che sono state formalmente vietate in tutto il mondo.

I rifiuti tossici:

I diritti fondamentali per la vita e per la sicurezza:

Da alcuni dossier di agenzie internazionali ambientaliste come l’UNEP (United Nations Environmental Program), Greenpeace e altre ancora, e da varie inchieste da parte di autorità giudiziarie, emerge che la Somalia sarebbe stata utilizzata dalle industrie occidentali, tra intrecci e connivenze con le organizzazioni di stampo mafioso e i governi, come terreno di scarico per esportare, e quindi nascondere, grandi quantità di rifiuti tossici.

La Somalia, come molti paesi in via di sviluppo, ha subito gli effetti dello scarico dei rifiuti altamente tossici originati dai Paesi industrializzati. Il caso della Somalia è molto preoccupante. Il Paese è stato devastato dai vari problemi: la violenza politica, le guerre civili, la migrazione dei civili internal displaced people – i civili che immigrano dal paese per motivi di guerra civili o per la carestia. I questi 25 anni di conflitto e guerra civile la Somalia ha perso tutto e si aggiungono i disastri naturali come lo tsunami, la deforestazione e le operazioni di scarico continuo su larga scala di rifiuti chimici e radioattivi altamente tossici.

Fonte cronacaedossier: per approfondimento sui rifiuti tossici in Somalia cliccare su http://www.cronacaedossier.it/rifiuti-tossici-e-radioattivi-scaricati-in-somalia/

Come siamo arrivati all’attentato di Mogadiscio?

Non era il primo attentato nella storia di Mogadiscio in Somalia ma è stato l’attacco mortale più grave nel paese. Almeno 360 vite perse e oltre 400 persone rimaste ferite, molte di loro in gravissime condizioni sono state trasportate all’estero.

Molti tra uomini, donne e bambini, non erano riconoscibili e oggi i familiari non hanno la possibilità neppure di seppellire degnamente i loro cari.

Numerosi incontri, aiuti e mobilizzazioni sono partiti tra i somali di tutto il mondo, da Mogadiscio ad ogni città.

La comunità somala a Roma si è riunita sabato 21 ottobre u.s., dopo una settimana di silenzio insieme al suo ambasciatore. Ci si sta attivando per inviare aiuti necessari e capire come si può affrontare una tragedia del genere.

Di seguito questo mio racconto vorrei portarvi alcuni massacri e attacchi da parte dei Al-shabaab ma dimenticati e ignorate:

3 dicembre 2009

Il massacro alla festa di laurea degli studenti di Mogadiscio:

Un kamikaze, durante la cerimonia della festa di laurea si era fatto saltare in aria. Erano morte molte persone, tra cui 4 ministri che erano presenti a questo evento nella Sala dell’Hotel Shamow, hanno perso la vita molti studenti, genitori, giornalisti, almeno sono morte 40 persone di cui oltre 20 erano gli studenti che si stavano laureando.

4 ottobre 2011 Un altro massacro dimenticato:

Quasi 100 studenti, tra cui molti che cercavano i propri nomi nell’elenco dei vincitori per una selezione di persone che dovevano andare in Turchia per studiare. Molte delle vittime erano civili, studenti e soldati. E’ stato usato un camion pieno dei esplosivo. Anche quella volta il tutto si è svolto in una zona che, in teoria, doveva essere particolarmente sicura: KM4 di Mogadiscio. Ancora oggi quell’area viene considerata una zona “protetta”, controllata da truppe governative e detta “peacekeeper” AMISOM.

“Un gruppo così piccolo Al-shabaab, ma continua a commettere delle stragi così forti e potenti, dovrebbe essere una preoccupazione per tutti e soprattutto per i Somali. Sono presenti in Somalia 22 mila soldati dell’unione Africana -AMISOM http://amisom-au.org/mission-profile/military-component/ .” Ma Mogadiscio continua a subire attacchi mortali.

22 anni di dittatura e 27 anni di guerra civile e confusione politica e sociale. Noi Somali sentiamo che siamo arrivati allo strenuo delle forze e siamo stanchi dello sfruttamento. Abbiamo bisogno di ricostruire il nostro Paese, di farlo tornare agli antichi splendori.

Dal 16 febbraio 2017 Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, sta provando a cambiare la situazione, raccogliendo speranze e approvazione da moltissimi somali. Tuttavia ci sono troppe cose da fare e un popolo da unire perché la Somalia sia davvero indipendente.

Dedico questa riflessione alla memoria della SYL (Somali Youth League= Lega dei Giovani Somali) che ha lottato e avuto un ruolo unico nel nostro Paese per la conquista dell’indipendenza Somala negli anni cinquanta. Dedico e ricordo i nomi di tutti e tutte vittime somale che sono morte in questi anni di guerra e ricordo con un grande dolore gli innocenti morti il 14/10/2017.

Ora è il momento dell’unione dei somali di tutto il mondo per salvare la Somalia.

Cittadini del mondo. Contro ogni interesse. Contro ogni speculazione.

VKhanoglio che ogni londinese abbia le possibilità che questa città ha dato a me e alla mia famiglia” 

Grazie per aver reso l’impossibile possibile

Queste parole mi hanno fatto riflettere, tanto quanto lo stupore per i volti “diversi” che ricoprono ruoli apicali nella società. La mia anima ci vede qualcosa di stridente in tutto questo stupore e qualcosa di immensamente lungimirante nelle parole di Sadiq Khan.

Da un lato, infatti, mi interrogo spesso su quanto possa essere paradossale che ancora oggi una donna, un nero, un musulmano che arrivano a ricoprire ruoli apicali sembrino per noi dei super eroi arrivati da Marte che hanno conquistato il potere con la bacchetta magica. A ben vedere tanto Sadik Khan quanto Obama, la Johnson-Sirleaf o Isabel Allende, sono PERSONE, comuni mortali, che per anni si sono impegnati, hanno studiato, hanno scalato la montagna e sono arrivati alla vetta. E allora lo stupore mi lascia una sensazione amarissima dentro che sa tanto di ingiustizia, di consapevolezza di ingiustizia. E’ come se tutte le diseguaglianze del mondo prendessero forma in quello stupore rendendolo visibile, insopportabile. Perché è vero, perché oggi se non sei nato dalla parte giusta del mondo (per territorio, sesso, orientamento sessuale, prestanza fisica, religione e blablabla) devi fare il triplo degli sforzi per scalare la montagna, rispetto a quelli che deve fare la gente che la società ha decretato essere “normale”.

Dall’altro lato le parole di Sadiq Khan creano uno squarcio enorme nel mio cielo di disillusione. Sono profondamente convinta del fatto che quello che diamo ci ritorna in dietro in misura doppia. Mi sento insensatamente fiera nel sentire quell’uomo proferire quelle parole, perché è come se confermassero quello che quotidianamente professo (presunzione all’ennesima potenza). Garantire parità di accesso alle possibilità, senza distinzione di alcun genere, permetterebbe davvero di sperimentare un nuovo modo di vivere il mondo. Libertà di circolazione e libertà di essere non sono solo principi morali ma costituiscono il medicinale salva-vita per questa società malata.

E poi l’interrogativo più spaventoso: che interessi ci sono dietro alla chiara volontà di non curare questa società?

Valentina

Aar Maanta: dedicata alle vittime della politica europea

Qumareesta canzone è dedicata alle persone morte in mare. Qualcuno si ricorda dell’ennesimo naufragio avvenuto nel mare? Si è parlato il 19, 20 e 21 aprile poi sono diventati tra i numeri dispersi in mare. Nessun appello né intervento umanitario soprattutto a livello internazionale. Gli aiuti sono relegati ai volontari che dedicano il loro contribuito per fare qualcosa e aiutare il prossimo, ma non è abbastanza. E’ solo un tamponare continuamente l’emergenza.

Vorrei condividere con voi questa canzone d’appello dedicata alle vittime del mare, alle vittime dell’assenza di una politica seria sull’immigrazione. La canzone è senza musica, si sente solo la voce è questa dice molto… Creata dal poeta somalo Aadan Musse Haybe, la voce di Aar Maanta. Per coloro che non parlano il somalo, la canzone dice tutto, racconta il viaggio, racconta la situazione di quei giovani che sono in carcere, racconta il disastro che incontrano ogni giorno nel deserto, quelli che hanno perso la strada e sono morti di sete. La canzone chiede “Quante famiglie, quante mamme hanno perso i loro figli?” Quante famiglie non hanno più notizie dei loro cari? Quante mamme oggi non riescono più a dormire?” Troppe domande…risposte scomode.

Una giornata come oggi, primo maggio, in cui quasi tutto il mondo sta festeggiando,

mentre migliaia di persone, donne, bambini, giovani e anziani sono sotto torture, sotto la guerra, in carcere, in viaggio verso il deserto o il mare.

Facciamo i nostri auguri e dedichiamo le nostre preghiere alle persone morte in mare e a quelle che stanno per intraprendere la strada verso l’Europa.
Ecco a voi. Condividete questo messaggio.

Zakaria

Nessuno può giudicare o comprendere

(fonte video: https://www.facebook.com/caadar.xirsi )

È doloroso, nessuno può giudicare o comprendere cosa significa scegliere tra una morte certa nel tuo Paese e una morte probabile in mare.

Ora chiamate l’Europa per trovare una soluzione migliore, non un salvataggio in mare.

Ognuno di noi può fare la sua parte… So cosa si prova sopra ad un barcone.

Piango e prego per voi.

“Inna lillahi wa inna ilayhi rajicuun”

Non c’è pace

Sono morte ancora persone, carne e ossa, tra cui tantissimi bambini, donne, anziani e giovani, nell’ennesimo naufragio avvenuto nel mare…

Le loro famiglie si stanno preoccupando e non hanno notizie dei loro cari. Li hanno visti partire con la speranza di una vita nuova, e quella speranza giace oggi sul fondo del mare insieme a quella di tanti altri…

Persone che oggi la politica europea non sa come si chiamavano, quanti erano, se erano laureati in medicina, in ingegneria o informatica, cosa sognavano prima di morire?

Voi, politici europei, che non volete trovare soluzioni, voi che avete distrutto la Somalia, voi che sostenete ancora il regime dell’Eritrea, voi che sostenete quello dell’Etiopia, voi che avete voluto di distruggere i paesi con la guerra, io vi dico che crediate o non crediate, il giorno della GIUSTIZIA risponderete sul vostro ruolo politico e la responsabilità della distruzione di molti paesi.

Dio benedica e dia pace tutto coloro morti nel mare o nella guerra. Dio aiuti quelli sopravvissuti e tutti i familiari di quella povera gente.

Sono triste che continuiamo a guardare quello che succede nel mondo.

Zakaria

InGrandiMenti

Oggi raccontiamo la storia di Ai Weiwei. Attivista per i diritti umani, artista, designer, Uomo (nel senso di Essere Umano).

Un bandito per il suo Paese, una mente eccellente per la comunità internazionale.

Questo mix esplosivo ne fa una cassa ad alta risonanza che diffonde il suono della giustizia.

Oggi lo fa con un gesto eclatante: chiude la sua esposizione a Copenaghen per protesta contro la decisione del governo danese di confiscare i beni ai migranti per finanziare la loro stessa accoglienza.

Vorremmo, come piccolo blog, ascoltare la sua voce direttamente, stringergli la mano, toglierci il cappello al suo cospetto.

Non potendo, diffondiamo anche noi il suo gesto, cerchiamo nel nostro piccolo di chiedere a voi di divulgarlo perché questa lenta regressione dello stato “civile” sia messa sotto la lente di ingrandimento e arrivi chiara a tutti perché da tutti arrivi chiaro un NO.

Continuiamo ad essere umani…

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