“Ti abbiamo accolto”

“Ti abbiamo accolto”

Stamattina, ho telefonato all’ufficio immigrazione della Questura di Roma, per chiedere aiuto e capire a che punto è il rinnovo del mio permesso di soggiorno. Per tali informazioni sullo stato della mia pratica e ulteriori richieste, la signora (che non so se era una poliziotta o una segreteria), mi ha raccomandato di presentarmi di persona in Questura e di non chiedere queste cose telefonicamente. Ok.

Quella stanza e la fila di tutti coloro presenti lì per vari motivi non è piacevole ma lo fai perché non hai un’altra scelta…

Torno indietro con il tempo e cerco di riportarvi alla mia frustrazione con la Questura di Roma.

È il mio terzo rinnovo, ogni 5 anni devo farlo. Faccio la fila come sempre e venerdì 28 giugno, eravamo circa 150-200 persone. Senza aria condizionata, con questo caldo potete immaginare con un solo ventilatore come è la situazione.

Ho incontrato molte persone che ho incontrato nel mio percorso da operatore sociale nel 2011, 2013 e 2016, tantissimi a salutarmi abbracciarmi  e in quel momento non pensavo più alla mia situazione ma vedevo a chi non c’la quello che ho, a chi era sulla nave Sea Watch da più di 15 giorni e non ci ho pensato a quello che mi stava succedendo, perché nella mia stessa situazione c’erano centinaia di persone.

Ognuno ha i suoi problemi, c’è chi è lontano dalla famiglia e che non vede da più di 14 anni i suoi cari e vorrebbe un giorno a tornare nella patria e ogni anno quando pensi di poter finalmente farcela, qualcosa cambia.

C’è chi è in lotta per il rinnovo e deve produrre tutti i documenti necessari per la conversione dalla protezione motivi umanitari al lavoro o altro e c’è chi è ancora oggi in cerca di un’opportunità in Italia e fuori dall’Italia dopo 11 anni.

Il 28 giugno in Questura, ad un certo punto scende il responsabile e tutti i poliziotti o gli operatori dello sportello fermano il lavoro e giustamente devono sentire il capo ma in quel momento il capo sta bloccando e rallentando la pratica di 150-200 persone. Non abbiamo sentito quello che diceva perché eravamo dall’altra parte ma era evidente che si parlava di certificati di residenza perché ne aveva uno in mano come esempio. Il responsabile, non poteva convocare gli operatori dello sportello o la polizia al di fuori dell’orario di ricevimento? No, decide di scendere in qualsiasi momento che vuole per fare una riunione in piedi e noi aspettiamo, aspettiamo e aspettiamo.

Cerco di parlare con il poliziotto per spiegare la necessità di avere il mio permesso di soggiorno ma mi chiede “Hai un appuntamento?” riferisco che oggi devo ritirare il mio documento e che ho consegnato il cedolino e la convocazione della data odierna quando sono arrivato questa mattina… “28 giugno alle ore 08:30” e siamo alle 11:00. Non si trovava più il mio cedolino o forse non sapevano cosa dirmi e hanno cercato di distrarmi. “NON C’È IL TUO APPUNTAMENTO”.

Mi hanno detto: “ci dai qualche documento per controllare se avevi un appuntamento o meno”. Non sapevano cosa dirmi, semplicemente si sono scordati di avviare la richiesta di stampare il permesso di soggiorno elettronico. Doveva essere avviata il 24 aprile ma non è stato fatto e lo faranno il giorno dell’appuntamento, e quando mi daranno il nuovo appuntamento?

A Settembre: 20/09!!! riescono a trovare solo il cedolino e il foglio della convocazione è stato strappato.

Me ne andrei anche domani se potessi e non farei più quella fila nella Questura di Roma.

La struttura, lo spazio e la mancanza dell’aria condizionata mi fanno pensare che non sia agibile quello sportello e le schede di molte persone sono buttate lì, perché il personale della Questura è ridotto al minimo. C’è gente che viene lontano, gente che prende un permesso dal lavoro per sbrigarsi e la Questura che fa? Ti da un nuovo appuntamento perché non è riuscita a lavorare la tua pratica. Stavo osservando tutti coloro che hanno avviato la richiesta del rinnovo a febbraio e arrivati ad aprile…sono stati rimandati al primo agosto e i poliziotti davano appuntamenti senza neanche guardare negli occhi delle persone, dicendo “1 AGOSTO, 1 AGOSTO, 1 AGOSTO” E CONSEGNAVA IL FOGLIO DELL’APPUNTAMENTO E LE PERSONE VENIVANO CHIAMATE PER PRENDERE QUESTI FOGLI, SENZA SPIEGARE NULLA” ….

Nel 2019, è possibile che la Questura non ti da nessuna possibilità per inviare tutta la documentazione online attraverso un portale? Attraverso qualche sportello tipo CAF? Non è possibile essere convocati solo per verificare la documentazione inviata e andare in Questura solo per il ritiro e per il fotosegnalamento?

Tutto è possibile ma manca la volontà di migliorare quella condizione disumana, un po’ perché funziona così tutto il Paese, un po’ perché figurati se si vuole migliorare un servizio gli stranieri. A pagare, tanto, sono anche italiani che lavorano lì dentro in quelle condizioni. Che invecchiano e si incattiviscono per colpa di quel sistema.

Parlando con il poliziotto, ho chiesto “cosa devo fare per denunciare questa situazione? Perché questi comportamenti nei nostri confronti non sono giusti.”. Mi ha detto: “Devi trovare un buon avvocato e bisogna andare a parlare con un procuratore”. Lo farei davvero ma quali saranno i risultati? Tempi lunghi e avranno mille scuse per dire che ci sono tantissime richieste o pratiche di tutte le persone… ci vogliono 45 giorni secondo la procedura del rinnovo e le verifiche per eventuali indagini e massimo possiamo dire 2-3 mesi ma non più di 6 mesi e io i tempi per il mio rinnovo ci metto più o meno 6 mesi. Nel 2014 mi è successo la stessa cosa!

Ora torno alla telefonata di stamattina, dopo essermi presentato, ho riferito alla signora che sto provando a chiamare da due settimane e che ho già inviato anche delle mail via pec di richiesta per spiegare le mia situazione, chiedendo se è possibile avere almeno un permesso di soggiorno temporaneo perché devo partire per l’estero per motivi seri. Dopo una lunga conversazione la signora si è permessa di dirmi che “Ti abbiamo accolto, lei lavora, può girare tranquillamente in Italia, cosa altro vuole?” … ma cosa vuol dire questo ragionamento?

L’Italia, mi ha dato un pezzo di carta cosa  per la quale sono grato e ringrazio ma non mi sento accolto e dopo 11 anni di vita in Italia mi chiedo se ho davvero fatto la scelta giusta a rimanere qui, se ho davvero fatto la scelta giusta per “sentirmi accolto”, mi chiedo se davvero il mio percorso è stato un percorso di accoglienza ben riuscito grazie a me e a chi mi ha davvero aiutato o grazie “all’Italia”?

So solo io quello che ho affrontato e come mi sono impegnato per arrivare fino qui e avere un lavoro e inserirmi in questa società ma non mi sento di dover pagare alcun debito nei confronti dell’Italia, né penso che sia giusto sentirmi dire “Ti abbiamo accolto”.

Cosa vuol dire accoglienza?”. Ho chiesto di mettersi nei nostri panni per un solo giorno e vediamo se vorrà cambiare il lavoro o meno.

Mettetevi nei nostri panni un solo giorno e vediamo se vi sentite accolti…

Vediamo se avete il coraggio di chiederci “cosa ti manca?” …perché non avreste la forza di sostenerne la risposta.

Roma, 10/07/2019

NON ENTRI IN UNA CASA APERTA MA UN CUORE APERTO…

Gente accogliente e sorridente che ti apre proprio il cuore. Da noi in Somalia si dice “Non entri in una casa aperta ma in un cuore aperto, quando ti senti accolto”… È una lunga storia la mia avventura in Sudan.

Ma in questo momento, il Sudan, è un paese che sta rischiando di scoppiare da una lotta contro il potere e manifestazioni contro i militari e gruppi militari che aprono il fuoco contro i manifestanti.

Attraverso un mio ricordo vorrei raccontarvi il Sudan. Un ricordo meraviglioso che mi sembrava come fosse un sogno ma era realtà. Dopo aver camminato più di 500 KM per giorni, superando il confine con l’Etiopia, arrivai a Gadaref la mattina presto verso alle 5 e venni accolto in una comunità, grazie ad un signore che stava vicino al commissariato, quando sono stato lasciato solo la sera verso le 20. Ero stanco e avevo problemi di salute agli occhi e le gocce oculari che avevo eerano quasi finite.

Non mi ricordo più nulla, mi addormentai come un sasso e sono stato svegliato per darmi da mangiare, non mi ricordo dopo quante ore.

Il piatto mangiato quella sera non mi ricordo come si chiamava, né ho potuto vedere come era fatto con i miei occhi, per i dolori e le lacrime agli occhi non potevo aprirli e dovevo tenerli chiusi, ma il sapore di quel piatto tipico mi è rimasto nella testa da allora.

Dopo 4 anni a Roma, mentre ero a casa di un collega e amico egiziano insieme ad un altro amico e collega della Mauritania, mi sono trovato davanti un piatto straordinario e una volta iniziato a mangiare sono rimasto zitto per un attimo per ricordare quel momento in Sudan e ho gustato quel piatto e finalmente a vedere proprio con gli occhi.

Ora tornando alla situazione attuale in Sudan sono molto addolorato e ho paura per il popolo sudanese, dopo una lunga dittatura se la situazione sarà nelle mani dei militari sudanesi, c’è da preoccuparsi assai e rischiano una guerra civile… Auguro pace e prosperità al popolo sudanese, che porterò nel mio cuore per la loro solidarietà, accoglienza e il grande cuore che mi hanno dato quando ero in Sudan.

Perciò vorrei condividere insieme a voi una bellissima canzone di Osman Hussein, cantata dal giovanissimo Mohammed Badawi. La canzone di Osman, è una delle canzoni più cantate in Sudan, la frase e il testo della canzone e del suo amato autore vengono descritte dai più piccoli ai più grandi musicisti sudanesi.

La canzone si chiama “La primavera del Mondo” e vorrei dedicare proprio in questo momento così delicato al popolo sudanese che oggi più che mai ha bisogno del nostro sostegno.

Roma, 05/06/2019

NONNA MARIA E NIPOTE ZAKARIA…

NONNA MARIA E NIPOTE ZAKARIA…

Oggi ho avuto l’onore di conversare con nonna Maria.
Prendo di corsa il Coltral, il pullman dalla fermata di Grotte celoni in via Casilina, ore 09:18 dopo aver perso la Metro C alle 09:16 (come sempre per un soffio, come sempre dovendo poi aspettare 15 minuti per la corsa successiva). Tutto sudato mi metto vicino il finestrino e prendo dalla tasca i fazzoletti, ad un certo punto dietro di me c’è una signora anziana di 80 anni con il suo carrello della spesa, capelli corti e biondi.

Mi chiede di aprire la finestra così almeno entra l’aria, mi alzo apro la finestra e le dico “grazie, avevo bisogno di quest’aria”…
Così inizia la nostra conversazione: “Figlio, posso chiamarti nipote mio? Perché dei miei nipoti quello più grande ha 46 anni e oramai sono diventati papà tutti quanti e tu quanti anni hai?” Rispondo e le racconto tutta la situazione relativa alla mia nascita, quando e come sono nato… e perché ho scelto la mia data di nascita, che quando mi chiedono di che segno sei, io rispondo che posso essere Cancro o Gemelli ma che non ha alcuna importanza per me, perchè non esistono nel mio paese di origine queste cose e in Italia ho imparato che hanno importanza, allora prendo tutto il buono che hanno questi segni e quelli negativi lascio perdere perchè non ci penso e così via.

Poi mi chiede dove sono nato? Racconto di essere di Mogadiscio, Somalia e mi chiede quanto è lontano per andare a Mogadiscio? Quanto ci vuole per arrivare qui…le racconto e le dico che io ci ho messo 8 mesi per arrivare qui, ma che per le persone “normali” bastano 12-13 ore in aereo, non un viaggio lungo, attraversando 5 paesi.
Raccontando la mia storia e come sono arrivato, mi chiede “Ma perché proprio in Italia, pensavi di trovare l’America???”

Continuo a parlarle raccontandole i motivi, le difficoltà e le disperazione così vedo cambiare il tono della nostra conversazione che diventa sempre più familiare. Capisco che mi sta capendo. Poi comincia a raccontarmi quando è andata a Milano con suo marito per lavorare ma aveva 40 anni, poi mi ha raccontato la nostalgia che aveva di ritornare a Roma per vedere la sua famiglia e la sua città amata.
Ha detto che siamo degli eroi a essere qui e secondo lei siamo forti non vigliacchi.

Mentre stiamo parlando salgono i controllori, ci chiedono il biglietto e salutano per bene la signora Maria, perché la conoscono bene e prende sempre il pullman. Ad un certo punto c’è un signore che parla inglese e poco italiano, riferisce di essere salito da poco e avendo la borsa della spesa in mano non poteva andare a timbrare il biglietto perché in difficoltà, comunque per i controllori quella giustificazione non va bene e discutono, poi chiedono i documenti per fargli la multa, minacciando di chiamare i carabinieri. Intervengo e cerco di aiutare il signore N, con il supporto di signora Maria per dirgli di chiedere scusa e timbrare subito il biglietto.

Lo fa ma i controllori dicono che purtroppo il loro lavoro richiede di fare la multa o chiamare i carabinieri.
Spiego nuovamente al signore N, che è meglio evitare di chiamare i carabinieri altrimenti c’è il rischio che viene accusato di resistenza a pubblico ufficiale, che può essere un grave problema secondo il decreto “insicurezza”.
Signore N, piano piano fornisce i documenti e chiede ai controllori di essere pronto a timbrare ma che è stato veloce e il Cotral andava veloce e non gli era possibile, traduco ma i controllori gli dicono “Se vuoi puoi contestare questa multa, è un tuo diritto ma ora dobbiamo farti la multa, è la procedura”.

Ci ringraziano per il supporto e per aver rispettato il loro lavoro. Torniamo alla nostra conversazione e nonna Maria mi racconta dei suoi figli e del matrimonio, dei 7 nipoti che ha e perché è importante a quest’età uscire fuori di casa. Secondo lei una volta diventati adulti o anziani, o vecchi, come vogliamo dire, bisogna assolutamente uscire da casa se non sei malato perché dice che “tutti a quella età pensano che sei arrivato e che ti sei invecchiato e ti abbandonano, ma io esco vado a trovare altre amiche mie, prendiamo un caffè, vado a fare la spesa se anche ho paura di questo caldo, perché, lo dico sempre che se morirò, morirò in estate per il caldo.”.

Arriviamo alla fermata della metropolitana Anagnina e le faccio scendere la borsa, la aiuto e infine le dico che sono onorato di averla incontrata e le auguro una buona fortuna e buona giornata. Mi ferma e mi da dei baci sulla guancia e mi dice “Mi raccomando, se sarai vecchio non rimanere mai a casa esci e cammina perché ti farà bene”. 😘😘😘😘😘.

Buona giornata e buon weekend a Nonna Maria e a tutti i Nonni del mondo.

Roma, 14/06/2019

LE CHIAVI PER UN MONDO MIGLIORE: GIUSTIZIA SOCIALE E PACE…

LE CHIAVI PER UN MONDO MIGLIORE: GIUSTIZIA SOCIALE E PACE…

Siamo in un’aula, dove molti giornalisti fanno domande e uno di essi si alza arrabbiato e dice al procuratore: “Il desiderio è che sia fatta giustizia, ovunque sia avvenuto il crimine. Le organizzazioni Internazionali perseguono solo quei casi che vogliono, e questo sarebbe un ulteriore esempio di paternalismo moralista occidentale che ha defraudato l’Africa per centinaia di anni; Le sue ricchezze, la sua autonomia e le sue religioni e, soprattutto, il suo popolo. Una giustizia che solo gli Americani o gli Europei possono offrire. Se l’occidente non avesse invaso quella terra non sarebbero avvenuti questi crimini. I nostri problemi in Africa richiedono soluzioni dagli africani.” Tratto dal film Black Earth Rising

In questa giornata mondiale per i rifugiati, vorrei concentrarmi sui passaggi fondamentali a livello internazionale, passaggi importantissimi o meglio dei fattori geografici e politici che condizionano gli equilibri del mondo ancora oggi e che nessuno ha intenzione di migliorare. Sembra sia un problema vivere in pace e con la pace!

Gli esempi che voglio fare non riguardano solo il continente africano, perché spesso quando si parla dei rifugiati si pensa solo all’Africa, ai suoi problemi, alla fame e alla guerra civile. Poi ci scordiamo molti altri paesi del mondo, non ci domandiamo come sono stati distrutti questi paesi. Esempio l’errore/orrore della guerra in Iraq, la distruzione e il combattimento in Afghanistan contro Al-Qaida, la situazione complessa della Siria, quella del mio paese “Somalia” lunga più di 20 anni e ancora oggi la situazione non è stabile e ci sono continui attacchi suicida.

La distruzione della Libia e il ruolo della Francia. La guerra in Yemen che iniziò nel 2015 e dove, secondo il presidente dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, la coalizione a guida saudita ha causato il doppio delle vittime civili rispetto a tutte le altre forze messe insieme, quasi tutte in conseguenza degli attacchi aerei. Solo tra marzo 2015 e aprile 2016, ci sono state migliaia di morti e più di 3 milioni di sfollati. 4 anni dopo di una guerra civile, quanti sono i morti solo nello Yemen?

Quanti rifugiati ci sono nel mondo? Un altro esempio sui rifugiati, secondo UNHCR “Ogni giorno 37 mila persone sono costrette a fuggire dal loro paese a causa di conflitti e persecuzioni, la metà dei rifugiati sono minorenni”.

La guerra in Siria, Iraq, Libia, Sudan, Yemen, gli orribili massacri compiuti dal governo israeliano a Gaza, e molti altri paesi nel mondo. Le nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato alcuni di questi massacri, bombardamenti e attacchi civili in scuole, ospedali. Attacchi suicida e molti altri, situazione che siamo dei testimoni in questo mondo.

Davanti all’Onu, davanti al Tribunale Internazionale dell’Aia o dell’International Court of Justice, ICJ come vogliamo chiamarlo, il contenuto è lo stesso (c’è il vuoto, solo chiacchere).
Tutti parlano a nome di questi disperati, parlano dei numeri e ogni anno questi numeri sono in aumento e il processo di pace e le soluzioni concrete diventano soltanto una cosa secondaria.

Ci sono generazioni su generazioni che stanno soffrendo sotto questi bombardamenti, guerre su guerre. Sotto i nostri occhi. Quando si fermerà la guerra in Yemen? Quando, finalmente si farà qualcosa di concreto per il popolo palestinese? Quando si ricostruiranno questi paesi distrutti?

Qua non stiamo parlando della Serie film di Black Earth Rising, ma stiamo parlando della vita di tantissimi bambini, migliaia di famiglia sfollati, gente che aveva tutto fino a qualche tempo fa e che oggi grazie alla guerra che hanno alimentato, queste persone non hanno nulla, hanno perso casa, famiglia, hanno perso il futuro e sono diventati RIFUGIATI compresso il sottoscritto.

E come conclusione vorrei portarvi qui chi sono gli attori coinvolti nella guerra in Yemen, l’ONU, le organizzazioni per i diritti umani e il Tribunale di Aia stanno documentando i numeri e l’Italia ignora la guerra in Yemen, e vende armi all’Arabia Saudita.

Arabia Saudita, Stati Uniti, Sudan, Russia, Emirati Arabi, Qatar, Marocco, Kuwait, Bahrein, Giordania, Senegal, Hezbollah, Al-Qaida, Movimento per lo Yemen del Sud, Supreme Political Council, Republican Guard, ISIS.

Non ci sono alibi né scuse per dire non sapevamo con chi parlare per evitare la guerra… ma ci sono terre e paesi che vengono usati come scudi e infine vengono raccontati i numeri dei sfollati dei rifugiati quelli dell’Internal Displaced People “IDPs” e quelli rifugiati nel mondo.

… E oggi i miei migliori auguri vanno a tutti coloro che cercano una vita migliore e a tutti coloro che lottano per la ricerca della libertà.

… Buon 20 giugno a tutti fratelli e sorelle bloccati nelle carceri libiche e buon 20 giugno a chi è in esilio nel mondo.

Roma, 20/06/2019

Se vuoi ammazzare un serpente colpisci in testa più forte che puoi!

Se vuoi ammazzare un serpente colpisci in testa più forte che puoi…

L’ultima speranza era la Camera dei Deputati per fermare il Decreto Insicurezza proposto dal Governo fascista e incompetente. E chi ha proposto questo Decreto ha colpito la testa degli Italiani…

Prima gli Italiani vero?

Allora, questo Decreto mette in difficoltà prima gli Italiani stessi e se non avete capito ancora, a breve lo vedrete con i vostri occhi ma sembra che a molti cittadini Italiani non interessi conoscere i disagi sociali e le conseguenze di questo maledetto Decreto.

Ma prima di parlarvi delle persone che bussano alla vostra porta per chiedere aiuto e accoglienza. Voglio dirvi che questo Decreto metterà in difficoltà per primi voi Italiani soprattutto coloro che lavorano nel sociale e se vi può interessare, vi dirò il perché:

  1. Nessuna integrazione significa favorire i lavori illegali.
  2. Nessuna tutela significa creare meno sicurezza.
  3. Nessuna possibilità per l’inserimento del progetto SPRAR significa mettere in difficoltà i servizi territoriali, ad esempio avremo delle persone che si troveranno nell’emergenza, nel pronto soccorso, strutture emergenziali per il freddo. Ci sarà un aumento e le criticità di moltissimi giovani per strada.
  4. Genitori con i figli che hanno permesso di soggiorno per motivi Umanitari finiranno nelle strutture emergenziali quindi si spenderanno più soldi dai conti pubblici per capire quali sarà il futuro dei bambini e i loro genitori.
  5. Questo è un processo e una strada aperta da Minniti e moltissimi altri criminali che hanno gestito malissimo in tutti i sensi.
  6. Nei CPR le persone rimarranno moltissimi tempo e i soldi degli Italiani finiranno comunque in questi non luoghi che serviranno solo a tamponare e poi a lasciare per strada la maggior parte.
  7. Già moltissimi hanno dovuto abbandonare i tirocini o il percorso d’inserimento lavorativo grazie al Decreto Insicurezza.
  8. Cosa ne sarà di migliaia di giovani che stanno facendo ricorsi su ricorsi in 3 anni in Italia? Gente, che è arrivata 3 anni fa prima del Decreto Insicurezza? Perché devono pagare un prezzo così alto? Con il permesso di soggiorno motivi umanitari, significa ottenere almeno una minima possibilità in Italia o altrove, male che vada andrai via dall’Italia e potrai andare a lavorare in un altro paese e ogni 2 anni tornerai in Italia per pagare le tasse per il rinnovo del permesso di soggiorno e 16 euro per la marca da bollo, facciamo finta (46,46 euro in totale) e che ci saranno 1 milione di persone che dovranno rinnovare il loro permesso di soggiorno, significa che l’Italia guadagnerebbe 46.460.000 all’anno solo per quelli che hanno il permesso di soggiorno per motivi umanitari senza rimanere in Italia. E se saranno 2 milioni, 3 milioni in tutto che contribuiscono per il rinnovo del loro permesso di soggiorno, non parliamo i 2,4 milioni occupati origine non Italiana che vive in Italia e solo nel 2016 ha prodotto 130 miliardi di valore aggiunto (9% del Pil). Figuriamoci, le tasse non registrate o sfruttamenti nei campi lavorativi. Tutto questo contribuito non sarebbe una crescita economica per l’Italia? Sarebbe un bene comune o no?… Ma eliminare queste possibilità per guadagnare e rubare i soldi degli Italiani significa insistere e votare il Decreto Insicurezza e chiudere progetti e il lavorio fatto da moltissimi anni per migliorare la vita di tutti e dare possibilità a chiunque possa volere.
  9. Ci saranno i tagli di molti servizi. Ci sarà  aumento di tempo per rimanere nei CPR. Ci saranno più soldi per quelli che hanno derubato i soldi per l’immigrazione. Ci saranno ritardi sui ritardi per i servizi concreti dell’accoglienza “Quelli che favoriscono l’integrazione”. Ci saranno più licenziamenti e case d’Integrazione per moltissimi Italiani e non. Infine, ci saranno nuovi disagi, c.d emergenza, molti sbarchi, molte persone con il permesso di soggiorno scaduto che cadranno nell’irregolarità, poi il popolo non se ne accorgerà quei soldi che verranno stanziati per derubare.

Per avere più voti, più spazio nella politica hanno strumentalizzato i non Italiani per aumentare le paure. Ora sono riusciti ad approvare il Decreto Insicurezza.

E da domani quali saranno gli slogan degli attori populisti?

Il popolo, si sente più sicuro o meglio più protetto?

Zakaria Mohamed Ali

Salvare vite in mare è un obbligo e respingere vite umana è un reato

“Salvare vite in mare è un obbligo, che trova il proprio fondamento nel diritto del mare e della Costituzione Italiana (art. 2) nella Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (Cild), che stabiliscono che la solidarietà è un dovere inderogabile”.

salvini, non può decidere per tutti e quello che sta facendo è una cosa disumana… sento dei commenti di alcune persone che dicono, salvini ha vinto… NON HA VINTO, né ottenuto nessuna vittoria, non si può vincere sulla pelle delle persone in cerca di una vita migliore.

Purtroppo, lo abbiamo visto nel 2009, 2012. Mentre, molte persone in carne e ossa erano nella sofferenza, qualcuno decide di non accogliere.

Non so se vi ricordate nell’ aprile del 2009 la nave Pinar che salvò uomini e donne e rimase in mezzo al mare più di 4 giorni in attesa della discussione tra Malta e l’italia. La nave restò ferma a circa 20 miglia a sud di Lampedusa e poi, dopo 5 giorni, attraccò in Italia.

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-5/reportage-21apr/reportage-21apr.html

Come nel 2012, possibile che ci sarà un altra sanzione per la violazioni dei diritti umani e l’Italia dovrà rispondere nuovamente. Non risponderà Salvini. Risponderà l’Italia.

Nella sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, del 23 febbraio 2012 quando l’Italia aveva respinto dei somali e eritrei in Libia, la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia.

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.wp?facetNode_1=0_8_1_60&previsiousPage=mg_1_20&contentId=SDU743291

Questi due episodi sono dei esempi che vorrei condividere… la situazione disumana che ha creato salvini è una cosa inaccettabile, e sta respingendo esseri umani che stanno cercando di arrivare in un luogo sicuro per poter salvare la propria vita.

salvini, come lo è sempre stato, terrorista psicologico lo è ancora ed è peggio ora che è diventato il ministro dell’interno della Repubblica Italiana. Molti giornalisti hanno iniziato a fare la pubblicità per dire che gli immigranti a bordo della nave stanno bene e sono arrivati aiuti da Malta e dall’Italia, è il minimo per sopravvivere sulla nave. Immaginate come si può stare, sulla nave dopo 5 giorni e vivere in una situazione incerta? Immaginate dopo 3-4 giorni di viaggio in mare seduti in una piccola barca? immaginate dopo anni in prigione o torture in libia? immaginate nel 2018 nella indifferenza quello che sta succedendo sotto i nostri occhi.

Molti, hanno dimostrato come sempre la solidarietà e hanno aperto le loro case, i porti per accogliere tutti i coloro che sono alla ricerca di senso.

Continuiamo a fare il bene che abbiamo sempre fatto… l’umanità che ci è stata data, non ce la può togliere nessuno. Non possiamo dare umanità a chi non ce l’ha, ma forse possiamo insegnarla. Di sicuro non possiamo perderla.

La nostra storia sarà raccontata, scritta, resa pubblica e ricordata

baobab

Credo fermamente che se avessimo potuto avere la possibilità di vivere in pace a casa nostra oggi non saremmo qui in Italia né occuperemmo le vostre strade vendendo borse; non vi ruberemmo i lavori che NON volete fare, né ci faremmo sfruttare o sparare per strada. Non vorrei essere scorretto nei confronti di nessuno ma vorrei entrare nel merito di tutte le cose che stanno succedendo in Italia e che non vengono descritte come realmente sono: parliamo delle discriminazioni visibili e di quelle invisibili.

Come saprete benissimo purtroppo in Italia ci sono attacchi barbari da parte di aggressori armati che scelgono e decidono di sparare liberamente alle loro vittime.

L’ultimo attacco è avvenuto lunedi 5 marzo 2018, a Firenze. Roberto Pirrone si chiama l’uomo che ha sparato Idy Diene, e che sta cercando di giustificare l’ingiustificabile.

Non si può accettare nessun tipo di violenza… l’assassinio di Idy Diene, è un atto di barbarie contro un essere umano e non c’è bisogno di riportare qui le parole di un assassino che vuole giustificare il suo crimine.

Non si possono sentire né accettare un disonore del genere NEI CONFRONTI DELLA VITTIMA E DEI SUOI FAMILIARI, NONCHE’ DI TUTTA LA COMUNITA’ AFRICANA che vuole giustizia e verità.

La vittima ha bisogno di giustizia. Ne ha bisogno la sua famiglia, è necessaria per tutta la comunità Senegalese e per quella Africana in Italia, la pretendono tutti gli Italiani di buona fede che non accettano le violenze a casa loro.

La verità è che l’assassino ha scelto la sua vittima, ha premuto il grilletto e ha sparato. Se avesse voluto suicidarsi e fosse stato realmente senza possibilità, non avrebbe scelto di ammazzare un altro essere vivente.

Sempre a Firenze, nel 2011, un fascista sparò uccidendo persone innocenti, che hanno nome e cognome e famiglia. Si chiamavano Samb e Diop, ferendo altre 3 persone anche loro erano persone per bene, originarie del Senegal “Una comunità molte forte e unita” e che tutte le altre comunità debbono prendere come esempio per partecipare alla crescita dell’Italia.

Avevano famiglia e erano persone pacifiche, lavoravano per migliorare la vita, non rubavano, e sono stati uccisi gratuitamente.

A Macerata, il 3 febbraio 2018 un certo Luca Traini, prende una pistola e decide di sparare sei persone, non ha mai visto in faccia a queste persone, non conosceva neanche la loro provenienza, come si chiamavano, chi erano e perché erano in Italia.

Ma Luca, ha preso una macchina sparando in mezza la strada e alla fine giustificando l’ingiustificabile.

Queste violenze e assassini sono i risultati dei giochi sporchi, che stanno danneggiando l’altra Italia. Quella che guarda con occhi migliori alla diversità, alla convivenza, quella parte che dà spazio e ascolto, per creare un luogo di condivisione.